Il Vangelo di Marco ci racconta della guarigione di un paralitico, avvenuta a Cafarnao, in un modo un po’ rocambolesco. Gesù è in casa di Pietro e sta annunciando la Parola. Una folla si accalca per ascoltarlo e blocca il passaggio. Gli amici del paralitico allora, per poter fare incontrare l’amico paralitico con Gesù, sicuri che lo avrebbe guarito, scoperchiano il tetto e lo calano davanti a Lui.
L’icona del paralitico ci accompagna in questa breve riflessione sulla stagione che stiamo vivendo, sulle sfide che stiamo affrontando come servizi di aiuto alle famiglie. Viviamo un tempo di prove, conflitti, assistiamo impotenti al dilagare della violenza nel mondo. I tragici fatti di questi anni, di questi giorni ci spaventano, alimentano insicurezza e ci fanno sentire tutta la nostra impotenza. Eppure, se c’è un atteggiaento da coltivare in questo tempo di “quaresima”, non è quello della rassegnazione, della depressione. È il tempo di credere nella Parola di Cristo che guarisce, ci fa pienamente umani. È tempo di raccogliere le sfide che si presentano.
Anche per la nostra federazione è tempo di sfide. Ne raccogliamo almeno due. Quella “esterna” è rappresentata dalla riorganizzazione della vita e della attività dei nostri consultori a seguito delle nuove disposizioni regionali sulle prestazioni. Si aggiorna il modello di erogazione. Migliora nei processi e nei contenuti. Ma quanta fatica nella sua implementazione. Nonostante l’impegno del Presidente, del Consiglio, dei direttori e tutti noi, ad oggi stiamo lavorando al buio, sulla fiducia… che presto ci verranno indicate le disposizioni che ci consentano di tenere sotto controllo il budget.
E poi a sfida “interna” , il rinnovo delle cariche sociali della federazione, che ci apprestiamo a celebrare nella prossima assemblea. Non un passaggio qualsiasi. Ma un atto di responsabilità e partecipazione, che richiede confronto, visione e discernimento.
Anche questo passaggio comporta per le nostre organizzazioni noi capacità di lettura, comprensione, adattamento. Coraggio e determinazione.
Il vangelo che abbiamo ascoltato ci ispira in questi passaggi. Guardiamo ai 4 amici del paralico. Sembra ci vogliano dire…”Il nostro amico sta male e noi vogliamo che Gesù gli parli. Che lo guarisca”.
La folla blocca l’ingresso. Bisogna inventarsi qualcosa. Potremmo dire che la volontà di aiutare e sostenere il loro amico, di presentarlo a Gesù, è più forte degli ostacoli, della calca della folla. Le difficoltà non li fermano, anzi, li spronano a trovare soluzioni inedite, alternative.
Quei quattro uomini compiono gesti che ci aiutano in questa fase impegnativa. Ci indicano la strada. Ecco l’idea di scoperchiare il tetto, di caricarselo sulle spalle e calare l’amico proprio di fronte a Gesù. Agiscono. Non rimangono indifferenti davanti alla sofferenza dell’amico malato; non si mimetizzano in mezzo alla folla con tutti gli altri per ascoltare Gesù.
Ancora. Questi uomini compiono un gesto miracoloso: si mettono insieme e, con una strategia vincente e creativa, trovano il modo non solo di prendersi in carico quest’uomo, ma anche di aiutarlo a incontrare Colui che può cambiare la sua vita, nel cuore e nel corpo. E non potendolo fare attraverso la via più semplice, a causa della folla, hanno il coraggio di arrampicarsi sul tetto e scoperchiarlo. Aprono un varco attraverso il quale il paralitico potrà avvicinarsi a Gesù e uscire cambiato da quell’incontro. E lo fanno insieme, come una squadra.
In questo senso possiamo dire che le nostre “imprese sociali”, qualunque veste giuridica possiedono, sono chiamate a “scoperchiare il tetto”, ad “aprire un varco” nelle relazioni, in un sistema economico che rischia di produrre molti beni ma a scapito della giustizia sociale. Noi continuiamo ostinatamente a stare dalla parte dei più fragili. Vogliamo sconfiggere l’inerzia dell’indifferenza e dell’individualismo facendo qualcosa di alternativo.
Gesù si trova davanti il paralitico e gli dice: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”. Ma gli scribi obiettano: “Solo Dio può perdonare i peccati”. E Gesù risponde: “Perché sappiate che il Figlio dell’uomo può perdonare i peccati - dice al paralitico – Alzati, prendi la tua barella e va a casa tua”.
Mi ha sempre colpito questo brano. Credo esprima bene il senso e il valore del nostro essere operatori sanitari, psicosociali, imprenditori sociali. Perché coniuga in un gesto evangelizzazione e promozione umana. Annuncio ostinato di fede in Cristo e desiderio di servire l’uomo concreto, nei suoi bisogni, nella sua fragilità.
È così che la vita si rimette in movimento. Il paralitico è bloccato, non si può muovere. E’ fermo. Il gesto di aiuto concreto di questo amici lo rimette in movimento. Gli restituisce la dignità e libertà. Ritorna a vivere.
L’Evangelista nota che Gesù si rivolse a quell’uomo «vedendo la loro fede», cioè la fede di tutto il gruppo: del paralitico e degli amici. Fede e solidarietà. Insieme.
Non si può agire veramente come persone quando si è malati di indifferenza ed egoismo. Allora, in realtà, il vero “paralitico” non è quell’uomo che portarono arrampicandosi per metterlo davanti a Gesù; il vero paralitico è la folla, che impedisce di arrivare a una soluzione. Una folla fatta di individui che guardano solo i propri bisogni senza accorgersi degli altri, e così non scoprono mai il gusto autentico e pieno della vita. L’individualismo impedisce la piena felicità, perché esclude l’altro dall’orizzonte. Quando rimango cieco davanti alla sofferenza e alla fatica degli altri, in realtà rimango cieco davanti a ciò che potrebbe rendermi felice: non si può essere felici da soli.
Noi che gestiamo realtà associative, crediamo in un modo diverso di produrre, di lavorare, di stare nella società. Chi gestisce ETS deve avere un po’ della creatività e del coraggio di questi quattro amici del paralitico. Il “miracolo” delle nostre organizzazioni è una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole.
Le nostre realtà sociali non solo realizzano servizi sociosanitari, ma esprimono un modello di impresa capace di coniugare, non senza limiti e difficoltà, la logica della sostenibilità economica con quella della solidarietà. Solidarietà interna verso i propri soci ed operatori, e solidarietà esterna verso le persone in condizioni di svantaggio, destinatarie dei servizi.
Che cosa è più facile per noi? Noi non sappiamo né perdonare i peccati né guarire un paralitico. Per questo ci affidiamo alla sua grazia. Però possiamo darci da fare, trovare soluzioni innovative, creative, per dire a noi stessi e al mondo il desiderio di amare e servire le famiglie e tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino.
Consulente Ecclesiastico FeLCeAF - diacono Ireneo Mascheroni



