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Omelia di Mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano

25° anniversario della Cooperativa Sociale Agape

Santuario Madonna delle Lacrime, Treviglio — 21 maggio 2026

“Vivere, già vivere… ma che cosa sarà mai la vita?”

C’è il pensiero triste che pensa che si nasca per morire; che la vita sia fatica e dolore; che le feste siano soltanto una parentesi e che si possa porre rimedio all’angoscia solo trovando distrazioni, vivendo di banalità, evitando le domande più profonde e inquietanti.

Il pensiero triste.

“Ma che cosa sarà mai la vita?”

C’è poi la terapia della rassicurazione, che interpreta così la vita: in realtà la vita è una malattia e l’esito è indiscutibile, tutto finisce. Però si può vivere bene, si possono curare i sintomi, si può assicurare un duraturo benessere.

C’è una concezione terapeutica del vivere: tutti sono malati di vita, ma la scienza ha fatto tanti progressi; tutti hanno bisogno di terapie, ma le terapie sono efficaci e garantiscono una vita buona.

Il mondo non è altro che un’immensa comunità terapeutica e i servizi di cura devono essere efficienti per rendere almeno sopportabile la vita.

La terapia della rassicurazione.

“E che cosa sarà mai la vita?”

Ma perché te lo chiedi? — dice il pensiero qualunque. — Vuoi forse farti del male? Basta con le domande inutili, basta con le inquietudini e le angosce. Vivi e goditi la vita; vivi e accontentati; vivi e lasciati sorprendere dalla bellezza, dalle gioie, dalle conquiste audaci, dagli splendidi ed entusiasmanti risultati della ricerca, dell’impegno, delle risorse umane.

Considera com’è bella la vita e sta’ contento.

Il pensiero qualunque scoraggia dal porsi domande.

Ma che cosa sarà mai la vita?

E Gesù risponde: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.

Come sono misteriose le parole di Gesù.

Gesù, pregando, riconosce che il Padre gli ha dato potere su ogni essere umano perché dia la vita eterna a tutti coloro che il Padre ha dato al Figlio.

Ecco come Gesù risponde alla domanda: la vita è dono di Dio; la vita è rivelazione della gloria di Dio; la vita è dono e, dunque, relazione. Introduce i viventi nella relazione del Padre con il Figlio.

Nessuno vive perché vuole nascere e nessuno vive perché vuole vivere. Tutti viviamo perché siamo chiamati alla vita. Siamo vivi perché riceviamo la vita da Dio e la vita di Dio è eterna.

La morte non vince: la vita vince, perché è la vita di Dio.

E la risposta a questa vocazione a vivere della vita di Dio è la speranza, perché è iscritta nella vita la promessa affidabile di entrare nella gioia di Dio.

Si pone pertanto la questione: come Agape intende la vita? Quale aiuto offre a coloro che accoglie, a coloro che chiedono aiuto, a coloro che sono messi alla prova dalla vita — dalla propria vita o dalla vita di coloro che amano?

Ci sono quelli che insegnano a vivere suggerendo una realistica rassegnazione. Ci sono quelli che aiutano a vivere come si aiuta un malato: grazie alle cure si sta abbastanza bene. Ci sono quelli che aiutano a vivere offrendo abbastanza distrazioni e divertimenti, abbastanza bellezza e meraviglia, scienza e sapienza, da far amare la vita senza pensarci troppo.

Ma la missione di Agape si compie ogni giorno nell’offrire buone ragioni per vivere; per amare la vita fino a desiderare di generare vita; buone ragioni per guardare al futuro come a una promessa e a una responsabilità; ragioni per affidarsi alla promessa di Dio, che è il fondamento della speranza invincibile.

Agape nasce da questo amore per la vita, da questa responsabilità per la vita, perché dobbiamo rispondere a Dio del dono che abbiamo ricevuto.

Agape nasce dall’intuizione che, per dare alla gente — alla gente provata, alla gente incerta, alla gente in difficoltà — una ragione per essere lieti e fiduciosi, bisogna accompagnare ogni giorno a riconoscere che la vita è dono, che la vita è dono di Dio, che la vita è una vocazione alla gioia.

Perciò Agape e tutti coloro che operano nei consultori di ispirazione cristiana cercano di correggere e contrastare il pensiero triste; cercano di correggere e contrastare la terapia della rassicurazione; cercano di contrastare la tendenza alla banalità della vita.

Perciò siano ringraziati quelli che, con Agape, offrono questo motivo di gioia, di speranza e di responsabilità.

E qui, in questa Eucaristia, io mi immagino che si rendano presenti tante, tante persone che in questi venticinque anni hanno trovato aiuto, ragioni di speranza, coraggio per affrontare le prove della vita.

Tanta gente.

Non sempre siete riusciti ad aiutare tutti, a risolvere in modo soddisfacente le problematiche che si sono presentate. Sempre noi riconosciamo di essere inadeguati.

Eppure riconosciamo che tante vite sorridono e ringraziano, e sopportano le responsabilità della vita.

Tante, tante vite ringraziano, perché tante e tante vite hanno trovato proprio nel vostro lavoro, proprio nella vostra competenza, proprio nella testimonianza della vostra fede, delle buone ragioni per vivere ed essere contenti; per vivere ed essere pieni di speranza; per vivere e desiderare la pienezza della vita, la vita di Dio.

 

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