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In una sintesi delle indicazioni regionali della DGR 5589/2025 più direttamente indirizzate ai Consultori Familiari sono nove le citazioni nelle quali si prevedono contenuti che coinvolgono il servizio consultoriale. Ma certamente la parte prevalente è costituita da un’intera “Appendice”, la n. 5, nella quale vengono riscritte daccapo le prestazioni, e le loro fasi di erogazione, dell’offerta consultoriale: il più conosciuto come “tariffario”, o più tecnicamente definibile “Nomenclatore” delle prestazioni. Per i non addetti ai lavori: si tratta dell’elenco, e relative definizioni e regole, delle prestazioni/attività/servizi di cui un Consultorio familiare accreditato e contrattualizzato può erogare per rispondere alle richieste di aiuto, assistenza, intervento, prevenzione che ad esso sono rivolte. Dettaglio non secondario: il tariffario, come dice il termine, dovrebbe – in chiusura spiegherò il condizionale - prevedere anche le tariffe economiche che vengono riconosciute come remunerazione dalla Regione per la produzione delle singole prestazioni/attività. L’ultima revisione di questo strumento dell’attività consultoriale, a parte alcuni aggiustamenti per ambiti d’intervento specifici, risale ormai circa dieci anni fa: la DGR n.6131/2017. Non entreremo in una disamina delle revisioni e dei cambiamenti che il nuovo tariffario prevede riservandoci un’analisi più completa una volta che saranno definite le sue modalità attuative. Almeno però lasciatemi sottolineare che la revisione non ha toccato, ridimensionato, o cancellato quelle prestazioni che appartengono alla cultura e alle radici ispirative dell’approccio consultoriale dei Consultori Familiari di ispirazione cristiana: la consulenza familiare, la mediazione familiare, gli incontri di gruppo e non solo prestazioni “individuali”, le progettazioni per l’educazione affettivo relazionale e rivolte alle fasi del ciclo di vita familiare. Non era così scontato che in un’operazione “revisionista” come questa si potessero mantenere anche queste competenze consultoriali che sono patrimonio di esperienza dei Consultori che fanno riferimento alla tradizione (nel 2028 saranno 50 anni) dei Consultori che si ispirane alla Dottrina sociale e ai valori dell’antropologia cristiana. Il primo aspetto più immediatamente operativo su cui richiamare la vostra attenzione è un altro: ancorché completo e articolato in tutti le aree d’intervento consultoriale il nuovo tariffario manca delle modalità di attuazione operative, per le quali si rinvia nella stessa DGR ad altro provvedimento, e che potrebbero introdurre novità ancor più significative delle sole declaratorie del nomenclatore. Già dai primi giorni del nuovo anno sono in corso contatti con la DG Welfare per confrontarci su queste modalità di attuazione che avranno anche un impatto significativo e di carico di lavoro per le modifiche ai sistemi informativi e di gestione dei Consultori oltre a quelli che interesseranno gli operatori e il loro aggiornamento per i cambiamenti dei processi di presa in carico, di accoglienza e risposta ai bisogni delle persone e famiglie e l’organizzazione e funzionalità dei servizi. Il Comitato Tecnico dei Direttori dei Consultori/Enti gestori della Federazione sta già lavorando per predisporre una serie di osservazioni e chiarimenti da sottoporre alla DG Welfare per la predisposizione condivisa di queste modalità attuative del nuovo tariffario. Come anche il Consiglio Direttivo svoltosi lunedì 19/1 ha condiviso alcune riflessioni e indicato un impegno di approfondimento perché l’approvazione di questa importante novità non interpella la Federazione solo sul versante tecnico-gestionale ma sollecita una riflessione di più ampio respiro che riguarda sia la collocazione dei Consultori Familiari d’ispirazione cristiana nello scenario di welfare sia le connotazioni più di tipo identitario toccate da questi nuovi “indirizzi” regionali. In proposito proponiamo un primo contributo della presidente della CFC Prof.ssa Livia Cadei che aiuta a orientare il confronto di idee che ci proponiamo di riprendere. Con lo stesso intento evidenzio una chiave di senso di questa revisione del tariffario che, con le regole di erogazione e funzionamento dell’offerta consultoriale che verranno messe a punto in modo più operativo, segnano una svolta anche concreta rispetto al ruolo e alla connotazione funzionale del Consultorio Familiare.

Per coglierne a pieno la portata occorre però fare un passo indietro: nella delibera delle Regole 2025 veniva dichiarata una ridefinizione del Consultorio Familiare come servizio multidisciplinare per la presa in carico della persona/coppia/famiglia nei suoi diversi aspetti e dimensioni soggettive e relazionali. Ridefinizione che, anche considerandola solo sul piano formale, cancellava l’assimilazione del Consultorio Familiare ad un ambulatorio specialistico come descritto negli atti regionali negli ultimi dieci anni. Il nuovo tariffario e le modalità di organizzazione dell’offerta, gestione e presa in carico danno una concreta e funzionale realtà a quella ridefinizione.

Disegnano un profilo rinnovato del Consultorio: all’accesso non più condizionato da prescrizione medica e totalmente esente da ticket, si aggiungono la cancellazione delle mono prestazioni intese come visite specialistiche ambulatoriali, la centralità di valutazione della multidimensionalità finalizzata ad una presa in carico globale, l’inserimento di nuove prestazioni e l’integrazione del set di attività finalizzate alla prevenzione.  Si tratta di novità che delineano un profilo funzionale e di senso del Consultorio Familiare più vicino alla sua caratterizzazione di servizio integrato, aperto alla globalità della persona e delle relazioni e quindi alla prossimità nell’accompagnamento nelle diverse fasi del ciclo di vita. Sarà questa (ri)qualificazione del Consultorio che la definizione delle modalità attuative dovranno saper declinare senza riduzionismi o appesantimenti che ne limitino la portata e l’impegno di coerenza. Il secondo e ultimo aspetto su cui richiamare l’attenzione: la nuova DGR dispone un incremento di risorse per i budget dei Consultori Familiari accreditati e contrattualizzati pari all’8,6% delle risorse messe a disposizione nel 2025. Si tratta certamente di una disponibilità positiva e significativa che assume ancor più valore considerato che l’entità delle risorse pubbliche disponibili per l’erogazione delle prestazioni consultoriali è ferma a dieci anni fa. Questa decisione segna un importante atto di rivalutazione e riconsiderazione dell’attività svolta dai Consultori Familiari aldilà del suo effettivo dimensionamento economico. Si perché anche in questo caso le modalità di distribuzione di questo incremento e della possibilità per i Consultori di avvalersene non sono indicati nella delibera approvata e si rinvia ad un successivo atto la loro predisposizione. I quesiti in proposito sono molteplici e con risvolti che potrebbero ridimensionare la positività di questa decisione d’incremento delle risorse. Anche su questo aspetto però l’interlocuzione con Regione è aperta e richiede il sostegno di tutti gli enti gestori per sostenere l’azione di confronto condotta dalla Federazione.

 

 

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