Il 30 dicembre 2025 la Giunta regionale ha approvato l’atto formale (DGR n. 5589/2025) con il quale vengono dati alle aziende pubbliche (ASST, ATS, IRCCS) e ai gestori privati (profit e non-profit) delle attività sanitarie e sociosanitarie le indicazioni, gi obiettivi e le priorità per il nuovo anno. Una sintesi di questi “indirizzi” è complessa per la sua articolazione contenutistica, riguardando tutti gli ambiti di intervento, cura, assistenza e prevenzione della salute, e le dimensioni anche solo quantitative del documento: il solo documento degli “Indirizzi di programmazione” è costituito da 237 pagine più n. 12 “Appendici” per un totale di quasi 300 pagine. Ci limitiamo ad una sintesi di carattere generale, che vuole offrire solo una lettura della “struttura” che la Regione ha dato alle indicazioni di programmazione del sistema di welfare, e nel contributo che segue ad un approfondimento più articolato sulle indicazioni che riguardano più direttamente i Consultori Familiari. Sono 18 i capitoli in cui è suddiviso il documento programmatorio: si inizia con il “monitoraggio delle liste d’attesa” e si finisce con gli “obiettivi dei Direttori generali” toccando tutti le aree d’intervento della sanità regionale (dalla Veterinaria alla Prevenzione & public Health, dalla Farmaceutica alle Cure primarie) e gli aspetti gestionali e organizzativi del sistema (dalla gestione del personale agli investimenti). Certamente una lettura impegnativa anche per i molti contenuti tecnici e di dettaglio per “addetti ai lavori” e per i tecnici dei diversi settori e ambiti. Ma una prima considerazione di carattere generale è possibile avanzarla: a rendere difficile l’approccio agli indirizzi proposti è anche l’assenza di una premessa indispensabile per gli intenti programmatori del documento: una valutazione o qualsivoglia altro commento sullo “stato dell’arte” del sistema o almeno sugli esiti delle azioni/attività intraprese per dare seguito agli indirizzi e alle volontà gestionali dell’anno precedente, il 2025. Si obietterà che molte delle scelte programmatorie hanno ricadute ed effetti di medio-periodo e quindi di difficile esito valutabile tra il 31/12 e l’1/1. Almeno qualche spunto per collocare i nuovi indirizzi proposti entro una prospettiva evolutiva del sistema avrebbe aiutato la comprensione. Sono comunque almeno tre (escludendo i riferimenti alle scelte sui Consultori Familiari) le chiavi di lettura che ci sembrano di maggiore rilevanza del documento: la priorità che la Regione assegna alla criticità “Liste d’attesa”, la forte accentuazione attribuita ai processi di digitalizzazione della sanità (la sanità digitale), l’impulso della riorganizzazione della rete territoriale con riferimento alle Case e Ospedali di comunità. Scegliamo di sottolineare queste tre chiavi di lettura senza voler sottacere altre indicazioni che hanno carattere di maggior continuità con il passato (la presa in carico del paziente cronico), hanno una spiccata caratterizzazione di cura specialistica ospedaliera le reti assistenziali) o sono la riproposizione di pianificazioni regionali già adottate (la prevenzione). Se sulla “priorità delle priorità” (le liste d’attesa della specialistica) la valutazione che se ne può dare richiede tempi di attuazione richiamati e può essere pragmaticamente, ancorché parzialmente, misurata dall’esperienza diretta come cittadini, sulle altre indicazioni evidenziate è già possibile esprimere qualche considerazione in quanto rete dei consultori coinvolta a qualche titolo nella loro attuazione. Sulla digitalizzazione della sanità il coinvolgimento dei Consultori Familiari riguarda non gli aspetti che toccano la gestione clinica e assistenziale ma i processi e le relazioni di accesso al sistema dei servizi sociosanitari. Abbiamo già espresso in incontri tecnici con la DG Welfare la nostra contrarietà all’estensione del CUP Unico regionale ai Consultori Familiari. Si tratterebbe di una semplificazione riduttiva e non rispettosa della centralità che la relazione di accoglienza della complessità delle situazioni di bisogno e fragilità che si rivolgono ai Consultori richiede. I Consultori Familiari privati accreditati (e contrattualizzati) non sono indicati come possibili interlocutori per quelle “sinergie” che vengono indicate come possibilità per l’implementazione delle Case di Comunità, i nuovi sviluppi di intervento psicologico nell’ambito delle Cure primarie e i Centri per la Famiglia. Il lavoro di rete è una delle “buone prassi” che la rete dei Consultori Familiari FeLCeAF possono vantare e certamente non si sottrarranno ad una sua valorizzazione che la estenda anche a queste nuove, seppur limitate, opportunità del sistema di welfare sociosanitario pubblico. La criticità è però proprio questa: la loro limitatezza e il rischio della ulteriore frammentarietà dei riferimenti e delle sovrapposizioni che allontanano la prossimità di cui persone e famiglie hanno invece sempre più bisogno. Gli indirizzi prevedono l’attivazione di contesti di confronto e definizione di raccordi e coordinamenti che coinvolgano i Consultori. L’auspicio è che si tratti di opportunità che costituiscano “valore aggiunto” per la prossimità e l’accessibilità ai servizi valorizzando il contributo di esperienza e competenza che su questi aspetti la rete dei Consultori federati offre.



