Sul tema, emerso nella cronaca parlamentare anche in questi ultimi giorni ,scrive la Presidente della Confederazione Nazionale dei Consultori d’ispirazione cristiana, prof.ssa Livia Cadei :
(…) Credo sia opportuno il momento per valorizzare l’azione dei consultori familiari, anche di ispirazione cristiana, che da anni in molte scuole italiane operano in questa direzione.
Lo fanno con percorsi costruiti in ascolto delle persone, fondati su una visione integrale della vita e della relazione. Il loro contributo è prezioso perché tiene insieme corpo, mente, emozioni, dimensione spirituale e sociale.(…)
Gli approcci metodologici (dei Consultori Familiari della CFC) si fondano su un modello olistico e personalista, dove la persona è al centro nella sua interezza — biologica, psico-affettiva, relazionale e spirituale. L’ispirazione cristiana emerge non come cifra identitaria, ma come sguardo sulla persona come dono, unica e irripetibile, chiamata a crescere in relazione.
Così, la questione non è se l’educazione all’affettività debba avvenire a scuola, ma con quali modalità e attraverso quali competenze, nella consapevolezza del proficuo incontro tra professionalità, comunità e visione.
I consultori rappresentano un modello di alleanza educativa in cui le famiglie non sono spettatrici, ma protagoniste; gli insegnanti non sono lasciati soli; e i ragazzi possono vivere un’esperienza formativa che unisce conoscenza e senso, libertà e responsabilità.
Nel tempo delle connessioni rapide e dei sentimenti liquidi, educare all’affettività significa restituire profondità alla vita. Non si educa limitando, ma aprendo spazi di dialogo e di crescita, dove ciascuno possa imparare a conoscersi e a rispettare sé e gli altri. È questo, da sempre, il servizio più autentico che i consultori familiari offrono alla scuola e alla società.(…)
Un ulteriore contributo di approfondimento cliccando qui -intervento di Luciano Moia su “Avvenire” del 19 ottobre -



