Elia Croce, classe 1989, Medico Chirurgo, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, ricopre gli incarichi di Direttore Medico di Presidio e Direttore Socio-Sanitario della Fondazione Poliambulanza di Brescia. Docente a Contratto presso le Facoltà di Scienze Politiche e Sociali (insegnamento di Medicina Sociale) e di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nell’ambito dei Master per Infermieri di Famiglia e Comunità e per Infermieri con funzioni di Coordinamento. Docente a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Brescia. Sono membro del Consiglio Direttivo di Brescia Solidale ETS e di FeLCeAF e confratello della Congrega della Carità Apostolica di Brescia. Ama gli animali ed è attivamente impegnato nella tutela dell’ambiente e della salute secondo la prospettiva One Health. Da aprile 2026 è membro del direttivo di FeLCeAF. Dottor Croce, quali sue esperienze professionali e personali pensa possano essere utili nel direttivo FeLCeAF?
Metto a disposizione di FeLCeAF le esperienze professionali di medico igienista e la mia storia personale. Svolgerò il mio nuovo incarico nel direttivo di FeLCeAF con spirito di servizio per la nostra comunità per dare voce ad un territorio, non solo bresciano, che vede profonde evoluzioni epidemiologiche, culturali e sociali e che ci vede protagonisti non solo nell’erogare servizi per le Persone ma per cercare di consolidare quel “sistema sociosanitario” di rete e collaborazione tra Enti Pubblici (ASST e ATS), privati accreditati e Terzo Settore che risponde ad esigenze mutevoli, significativamente cariche di bisogni per far fronte a cambiamenti e sfide nuovi e innovativi, considerando che siamo sulla frontiera del bisogno, porta aperta sulla strada del “servizio”.
Che cosa l'ha spinto a candidarsi per entrare nel direttivo di FeLCeAF?
Il ruolo che ogni giorno svolgiamo al servizio di pazienti, utenti ed operatori, ma anche loro famiglie, ci pone un grande senso di responsabilità, al centro di una rete di comunità e salute di prossimità che rende il nostro sistema socio sanitario unico e nonostante tutto, meraviglioso. Negli ultimi anni, e in particolare nel periodo successivo alla pandemia da COVID-19, il sistema sociosanitario ha attraversato un’evoluzione significativa, che ha portato a ridefinire profondamente il modo di concepire la presa in carico delle persone. I concetti di “persona al centro” e “paziente al centro” non rappresentano più soltanto principi guida, ma configurano un vero e proprio cambio di paradigma: i percorsi di cura e di assistenza devono oggi essere costruiti a partire dalla globalità della persona, considerando i suoi bisogni, il suo contesto di vita e il suo progetto esistenziale, anche – e soprattutto – nelle situazioni di fragilità. In questo scenario, lavorare in ambito sanitario e sociosanitario significa adottare una visione integrata della salute, intesa non solo come assenza di malattia, ma come condizione di benessere complessivo. Ciò implica la progettazione di interventi capaci di valorizzare le soggettività, promuovere relazioni significative e rispondere in modo personalizzato ai bisogni emergenti, all’interno di contesti territoriali sempre più complessi e caratterizzati da una crescente eterogeneità sociale, culturale e demografica.
Qual è, secondo lei, la principale sfida che l'associazione dovrà affrontare?
In risposta alle dinamiche che viviamo nel quotidiano, sfide attuali per stare al passo con i tempi, il sistema sociosanitario, noi, le nostre strutture, è chiamato a sviluppare modelli di intervento sempre più orientati alla prossimità, alla prevenzione e alla personalizzazione. In questa prospettiva, assume un ruolo centrale la costruzione di presidi di welfare di prossimità, intesi come luoghi – fisici e virtuali – in grado di facilitare l’accesso ai servizi, orientare i cittadini e attivare risposte integrate ai bisogni. Tali presidi si fondano su un approccio cooperativo, che integra l’offerta pubblica con quella privata e valorizza il contributo del terzo settore e delle reti comunitarie, in poche parole, i nostri Consultori.
Alla luce di questo quadro, emerge con chiarezza la necessità di interventi capaci di connettere dimensione sanitaria, sociale ed educativa, superando una lettura settoriale dei bisogni: e credo che in questo spirito si possano scegliere Persone che rappresentino le nostre realtà e territori che dialoghino e costruiscano ponti sulla frontiera del bisogno. Con questo spirito, innovativo ma stabilmente ancorato alla nostra storia, affrontare in modo collegiale, in rete, le sfide che ogni giorno si presentano rappresenta in primo luogo una opportunità per fare del bene, insieme alle centinaia di operatori del sociosanitario che fanno del loro impegno il cuore oltre l’ostacolo. Da medico, ospedaliero ma con esperienze territoriali manageriali in una realtà locale ma con sguardo oltre i confini geografici metto a disposizione le mie competenze e rete di conoscenze, umane e professionali, per portare al centro della nostra Federazione opportunità di sviluppo, crescita e rete. Solo insieme infatti possiamo mettere in atto quanto è diventato ormai il nostro paradigma in questo momento storico complesso e articolato ossia la prossimità: “non muri, ma ponti sulla frontiera del bisogno”.
Ci sono progetti o iniziative che ritiene prioritarie?
Come previsto dallo Statuto di FeLCeAF credo che le nostre priorità riguardino due grandi opportunità: da una parte, consolidare l’offerta dei servizi attraverso un approccio che mette al centro la persona e la famiglia, cogliendone i bisogni attraverso l’ascolto, l’orientamento e l’offerta delle soluzioni più adeguate. Ciascuna persona, coppia o famiglia che si rivolge alle nostre strutture viene accompagnata al soddisfacimento del proprio bisogno attraverso un progetto personalizzato e condiviso, che prevede varie fasi di intervento a partire da un percorso di approfondimento, sino all’erogazione di una cura e/o terapia. Accogliere nella sua globalità senza nessuna distinzione di razza, religione, orientamento politico; ascoltare le persone e i loro bisogni, la storia, i legami, le esperienze, senza pregiudizio alcuno; prevenire Il disagio incontrandole nei luoghi e nei contesti nei quali vivono e lavorano; sostenerle nel loro cammino, nelle criticità del loro percorso non sostituendosi a loro ma rispettandone le scelte ed accompagnarle nelle situazioni di disagio al benessere in un processo di condivisione; questi sono i principi che ci contraddistinguono e che caratterizzano lo stile del nostro servizio.
Tutto questo è possibile grazie all’equipe multidisciplinare di professionisti che operano in ciascuno dei nostri Consultori: psicologi, pedagogisti, ginecologi, assistenti sociali, ostetriche, assistenti sanitari, infermieri, avvocati, mediatori familiari, educatori, consulenti etici... sono le figure professionali che si possono trovare in Consultorio e che ci consente di accogliere la complessità delle domande espresse dalle persone, dalle famiglie, dai giovani... Dall’altra, fare rete verso le Istituzioni, in particolare Regione Lombardia, ma anche le ATS e le ASST, in ottica di alleanza, forti delle esperienze, professionali ed umane ma anche di collaborazione attiva con il Terzo Settore, per essere sempre più incisivi e propositivi, a partire dalle regole di sistema, dall’assegnazione dei budget, dall’iperproduzione che annualmente si verifica e dalle peculiarità di ciascun territorio. Infine, tra noi ritengo utile una sinergia per mettere a disposizione, nella concretezza del quotidiano, le professionalità di ciascuno per temi condivisi come gli acquisti, la formazione e le strategie che pur particolari per il territorio in cui ciascuno di noi opera, vanno lette nella medesima direzione.
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