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Oggi vi presentiamo Bruno Vedovati, membro del Consiglio direttivo di FeLCeAF (eletto ad aprile 2026) e responsabile di tre consultori della Fondazione Angelo Custode ETS di Bergamo. Bruno, quali sue esperienze professionali e personali pensa possano essere utili nel direttivo FeLCeAF?

Il mio percorso professionale unisce competenze diverse ma complementari. Sono sociologo e responsabile di tre consultori della Fondazione Angelo Custode nell'area est della provincia di Bergamo, oltre a coordinare due Centri per la Famiglia. Questo mi ha permesso di maturare una conoscenza diretta del funzionamento dei consultori e delle esigenze dei territori. Credo di poter offrire innanzitutto una solida conoscenza tecnica del settore e della storia dei consultori familiari. A questa si aggiunge lo sguardo del sociologo, orientato alla pianificazione e alla programmazione sociale, alla valutazione dei servizi e alla lettura dei bisogni emergenti.

Lei ha diversi incarichi a livello diocesano, giusto?

Mi sono speso molto anche all'interno della diocesi, dalla pastorale familiare alla formazione del clero. Questo mi porta a riflettere costantemente sull'identità dei consultori privati accreditati e sulla necessità di custodire e valorizzare la loro specifica ispirazione.

Che cosa l’ha spinto a candidarsi per entrare nel direttivo di FeLCeAF?

Il mio legame con FeLCeAF dura da oltre venticinque anni. In passato ho collaborato con don Edoardo Algeri in alcune ricerche per la Federazione a Milano e ho avuto modo di conoscere anche don Silvano Caccia. Per me FeLCeAF ha sempre avuto un volto concreto fatto di persone, esperienze e relazioni, e per questo nutro un forte senso di riconoscenza. Pur consapevole dell'importante carico di lavoro che comporta questo incarico, la disponibilità a entrare nel direttivo è nata anche da una richiesta interna della Fondazione Angelo Custode, vissuta come una necessità e un servizio. Ho accolto questa proposta con un'ottica di restituzione: dopo tanti anni di vicinanza alla Federazione, sentivo il desiderio di mettere la mia esperienza a disposizione in modo attivo. Partecipo già al tavolo dei direttori e considero questo nuovo ruolo un'opportunità per rafforzare ulteriormente il lavoro comune.

Qual è, secondo lei, la principale sfida che FeLCeAF dovrà affrontare?

Una delle sfide più importanti è rappresentata dalla grande eterogeneità dei consultori aderenti. Esistono realtà molto diverse per storia, dimensioni e modello gestionale: cooperative, associazioni e fondazioni, che operano in ATS e territori differenti, alcune sostenute da strutture organizzative solide, altre con risorse più limitate. Il rischio è quello di perdere di vista queste differenze e adottare soluzioni troppo uniformi, che finiscono per non rispondere pienamente alle esigenze di nessuno. Per questo ritengo fondamentale mantenere uno sguardo attento alle specificità di ciascuna realtà, valorizzandone le caratteristiche e costruendo una rappresentanza capace di tenere insieme le diversità.

Ci sono progetti o iniziative che ritiene prioritarie?

Tra le priorità vedo innanzitutto il rafforzamento del ruolo di FeLCeAF come interlocutore autorevole nei confronti di Regione Lombardia e delle istituzioni. La Federazione deve essere sempre più un punto di raccordo e un portavoce delle istanze dei consultori, funzione che molte realtà associate chiedono con forza. Parallelamente, ritengo importante riscoprire e consolidare la nostra identità. Essere parte della Federazione non dovrebbe significare soltanto ricevere un supporto quando serve, ma sentirsi coinvolti in un progetto comune e partecipare ai luoghi in cui si prendono le decisioni e si costruiscono le politiche per le famiglie e i servizi consultoriali. Entrare nei tavoli che contano, far sentire la nostra voce e promuovere una partecipazione condivisa rappresentano obiettivi strategici per il futuro di FeLCeAF.


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