L’evento di sabato 13 giugno, «I Centri per la Famiglia nella governance territoriale delle politiche familiari. Modelli, reti e prospettive future», è stato organizzato dal Forum delle Associazioni Familiari Lombardia, una rete che riunisce numerose associazioni impegnate sui temi della famiglia. In alcune regioni il Forum svolge un ruolo di primo piano nelle politiche familiari, mentre in altre è meno presente. A Milano il presidente regionale Ermes Carretta ha promosso questo momento di riflessione sulla governance territoriale delle politiche familiari, invitando tra gli altri Assunta Morresi, vicecapo di gabinetto del Ministero per la Famiglia e stretta collaboratrice della Ministra, per offrire un confronto sul futuro dei Centri per la Famiglia (CpF).
Il senso originario dei Centri per la Famiglia
Nel suo intervento, Morresi ha proposto un excursus storico sul percorso che ha portato alla nascita dei Centri per la Famiglia, che nella programmazione complessiva del Dipartimento delle Pari Opportunità e del Piano Nazionale della Famiglia 2025-2027 sono diventati “la proposta strategica” su cui investire.
Il Vice gabinetto ha sottolineato che l’idea iniziale era quella di creare spazi in cui il mondo pubblico e quello del privato sociale potessero co-progettare risposte ai bisogni delle famiglie, evitando sovrapposizioni con i servizi già esistenti. L’obiettivo non era quindi quello di istituire un nuovo servizio, ma di valorizzare il protagonismo delle famiglie e costruire reti territoriali.
Gli interventi istituzionali
All’evento hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali, tra cui:
- dirigenti della Regione Lombardia che hanno illustrato l’esperienza dei Centri per la Famiglia sul territorio;
- rappresentanti di ANCI Lombardia, con il contributo del sindaco di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi;
- esponenti della pastorale familiare e della pastorale sociale;
- Cristina Riccardi, vicepresidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, che ha concluso i lavori richiamando il ruolo del Forum nel percorso.
L’iniziativa si inserisce in un ciclo di incontri che il Forum sta organizzando in diverse regioni italiane, in collaborazione con il “Dipartimento nazionale famiglia”.
Le prospettive in Lombardia
Secondo quanto emerso durante il confronto, la realtà lombarda dei Centri per la Famiglia appare particolarmente sviluppata ed efficiente. Tuttavia, è stata evidenziata la possibilità che la Regione orienti il modello verso la definizione di una vera e propria “unità di offerta”, una prospettiva che suscita alcune perplessità. Questa impostazione, infatti, rischierebbe di allontanarsi dal disegno originario ministeriale: i Centri per la Famiglia non sono nati per diventare un ulteriore servizio erogativo o una prestazione standardizzata.
Il rischio di una “sanitarizzazione”
Tra i temi di maggiore discussione vi è la possibile collocazione dei Centri per la Famiglia all’interno delle Case della Comunità. L’idea di base nel disegno dei Centri per la Famiglia era di offrire alle famiglie uno spazio di ascolto e accoglienza a “bassa soglia”, soprattutto per coloro che non volessero andare nei Servizi Pubblici. Collocare i Centri nelle Case di Comunità, invece, favorirebbe la connotazione verso la “sanitarizzazione” dei Centri, trasformandoli inoltre in luoghi orientati prevalentemente alla prestazione anziché alla costruzione di relazioni e reti comunitarie. La domanda di fondo è: un Centro per la Famiglia deve limitarsi a fornire servizi oppure deve mantenere la libertà di creare legami, promuovere partecipazione e attivare corresponsabilità tra i soggetti del territorio?
Le implicazioni per gli enti del territorio
L’arrivo di nuove risorse economiche rende il tema particolarmente rilevante. In alcune regioni esiste ancora uno spazio di sviluppo significativo, mentre in altre il lavoro svolto dai Centri per la Famiglia potrebbe risultare sovrapponibile a funzioni già esercitate da organizzazioni presenti sul territorio.
Per Fondazione per la Famiglia Profumo di Betania, il confronto rappresenta un’occasione importante perché molte delle attività richieste ai Centri per la Famiglia sono già parte del lavoro quotidiano: apertura al territorio, costruzione di reti, dialogo con il Piano di Zona e collaborazione tra i diversi attori locali.
In questa prospettiva, il Centro per la Famiglia non è solo un insieme di prestazioni, ma anche un impegno sociopolitico, espressione di corresponsabilità e cittadinanza attiva. Ogni Centro nasce con finalità e professionalità proprie; per questo è fondamentale partecipare ai tavoli di confronto e contribuire a definire con chiarezza quali attività rientrino nelle competenze del Centro per la Famiglia e quali, invece, appartengano ad altri servizi, preservandone l’identità originaria.
Gabriella Ottonelli - Direttore Scientico Fondazione Profumo di Betania



