10 marzo 2026
«Lo scontro sulla famiglia nel bosco? Rischia di distruggere il sistema di tutela dei minori»
Una vicenda che continua ad alimentare il dibattito pubblico e mediatico, con iniziative e prese di posizione che preoccupano fortemente le associazioni familiari. Il presidente del Forum che le riunisce, Adriano Bordignon, ha deciso di metterle in fila : «Tante famiglie potrebbero spaventarsi. L'allontanamento è uno strumento: va usato nella maniera corretta. Troppa confusione sui termini affido e adozione, ora basta strumentalizzazioni»
Sono giorni difficili, che per certi versi rievocano quelli di Bibbiano. Perché siete così preoccupati?
Perché tante famiglie che non conoscono il sistema della tutela dei minori potrebbero spaventarsi, sia che fossero nella situazione di chiedere aiuto, sia che avessero in mente di mettersi a disposizione per darlo. A prescindere da qualsiasi caso specifico – ce ne sono stati alcuni in questi anni che sono saliti agli onori della cronaca – il sistema è un buon sistema, che mette sempre al centro il bambino e i suoi diritti tra cui, per primo, quello di crescere nella sua famiglia. Certo, tra gli strumenti previsti c’è anche l’allontanamento temporaneo. Dal nostro punto di vista e nella nostra esperienza, l’allontanamento di un figlio dai genitori, evento grave e doloroso, deve avvenire sempre in un’ottica costruttiva e rigenerativa delle relazioni familiari compromesse, non è una punizione. Si tratta di uno strumento che dovrebbe permettere alle famiglie di origine di essere accompagnate e supportare per riaccogliere il figlio in casa al più presto, ma che richiede collaborazione e consapevolezza da parte di tutti.
C’è il rischio che una delegittimazione generalizzata dei servizi sociali e dei tribunali per i minorenni finisca per indebolire la protezione dei bambini che vivono situazioni di reale fragilità?
La tutela dei minorenni è giustamente molto articolata: sono tante le figure e le responsabilità coinvolte, in primis quella delle famiglie dei minori stessi. Questa complessità aumenta perché ogni situazione affrontata è particolare, piena di dignità da tutelare, unica, come uniche sono le famiglie. La complessità, seppur difficile da gestire, garantisce sguardi differenti sul bene del bambino coinvolto e anche un confronto che permette di correggere ed integrare decisioni e quindi progetti. Servizi e Tribunali, sono anelli fondamentali dell’iter nella presa in carico di un bambino. Allo stesso modo lo sono le associazioni di volontariato. La generalizzazione e le strumentalizzazioni politiche non fanno mai bene. Soprattutto se squalificanti, perché se un anello è debole salta tutto il sistema. Non è corretto parlare in senso genericamente deteriore di Tribunali o servizi: molti di quelli che incontriamo lavorano con responsabilità, competenza e buon senso. Operare con le famiglie significa però anche fare i conti con una realtà in divenire, interventi che possono sembrare opportuni in principio possono successivamente rivelarsi inadeguati rispetto agli obiettivi individuati, ma anche dare risultati superiori alle aspettative. Per questo è necessaria maggiore comunicazione, elasticità e tempestività da parte di tutti gli attori coinvolti per rispondere il meglio possibile ai bisogni dei minori. Delegittimare dando anche eccessiva visibilità mediatica, come sta avvenendo, può decisamente generare dinamiche di sfiducia nel sistema a scapito dei bambini che necessitano di essere tutelati. Ci sembra che sia molto appropriato l’appello dei vescovi in occasione dell’ultima Giornata per la Vita: «Ogni persona che mette al mondo dei bambini o si occupa dei piccoli – genitori, nonni, insegnanti, catechisti, persone consacrate, famiglie affidatarie – dovrebbe sentire la simpatia e la stima degli altri adulti, perché il servizio è garanzia di bene e di futuro per tutti».
Avvenire - 10 Marzo 2026



