Da maggio 2025 Fondazione Martini ha un nuovo direttore generale, Alessandro Redaelli. Fondazione Martini comprende cinque unità operative, tutte accreditate con Regione Lombardia: Trezzo sull’Adda (sede principale), Vimercate, Peschiera Borromeo, Melzo e Cernusco sul Naviglio. Le prestazioni offerte in tutti e cinque i consultori sono di servizio sanitario e di consulenza psico-pedagogica. Incontriamo Alessandro Redaelli per conoscere qualcosa di più della sua storia personale e dei suoi desideri per Fondazione Martini.
Qual è la caratteristica peculiare di Fondazione Martini?
Tante sono le particolarità della Fondazione, ma se dovessi sceglierne una direi la territorialità. La Fondazione è sempre stata molto presente, a livello locale, anche per quanto riguarda le azioni “extra budget”, cioè i progetti e le convenzioni con le reti del territorio.
Recentemente Fondazione Martini ha affrontato un cambiamento molto forte, cioè la scadenza del vecchio CdA. Come è stato vissuto questo passaggio?
Si tratta di un evento che era in calendario. A inizio 2025, tutto il CdA è stato sostituito. I membri attuali sono persone molto competenti, che stanno imparando a conoscere la realtà di Fondazione e investono tempo, forze ed energie in questo servizio. Stanno aiutando la Fondazione in una fase di ricerca e di sviluppo, conseguente a un periodo di instabilità a livello di direzione, che abbiamo deciso di interpretare come un’opportunità, per imparare ad attivare nuove pratiche di approccio ai problemi.
Quali sono gli obiettivi di Fondazione Martini oggi?
Vogliamo trovare strade innovative per rispondere alle esigenze del territorio, sempre più complesse. Alcune di queste sono il potenziamento del comparto privatistico della Fondazione, dove si erogano servizi a tariffe calmierate. Altre “strade” da perseguire prevedono la partecipazione a progettazioni finanziate dai diversi soggetti che investono nel sociale oppure a bandi di Regione Lombardia, come può essere l’attivazione delle progettualità circa i Centri per la Famiglia, già attivi nei nostri consultori.
Che tipo di struttura ha trovato e che tipo di Fondazione sogna per i prossimi anni?
Sono arrivato in una realtà che viveva già da qualche tempo una situazione abbastanza faticosa, soprattutto per quanto riguarda le persone che ricoprivano ruoli apicali. E la fase di cambiamento sta riguardando anche la Fondazione in sé, con il passaggio da Onlus a Ente del terzo settore. Il primo passo è stato quello di incontrare tutte le persone che collaborano in Fondazione per conoscerle e accogliere i loro vissuti/desideri e cercare di garantire dei momenti di scambio costanti. I prossimi passi riguardano l’iniziare un processo di riorganizzare della Fondazione, condiviso a partire dalla costruzione di un rapporto stretto tra il team di coordinamento e il CdA.
Ora c’è un coordinatore per ogni struttura?
C’era già prima ma oggi ne emerge ancora di più la necessità. Ho trovato una organizzazione molto strutturata nelle singole UDO, nella quale mi sto inserendo. Con il CdA si è deciso di iniziare quel processo di riorganizzazione di cui parlavamo proprio a partire da questo punto, così da garantire una maggiore condivisione tra le diverse sedi della fondazione e uno sguardo nuovo più ampio. Proprio per questo abbiamo stabilito di inserire gradualmente nel team di coordinamento altre persone che abbiano competenze diverse, per esempio nell’area della formazione, dei progetti e dei rapporti con il territorio. Il desidero di un team plurale, composto da più persone, nasce dal bisogno avere un tavolo al quale ci si può confrontare in modo multidisciplinare, valorizzando le competenze di ciascuno.
Questo approccio è condiviso con il presidente della Fondazione?
È essenziale che l’approccio sia condiviso con il presidente della Fondazione, don Giacomo Roncari, parroco di Pioltello, e con l’intero CdA. È nostra intenzione rendere ancora più forti i legami con le parrocchie, da cui – di fatto – tutti i nostri consultori provengono.
Parliamo di lei ora. Da dove viene? Quali sono state le sue esperienze lavorative più significative?
Ho studiato Scienze dell’Educazione in Bicocca a Milano e mi sono poi specializzato in Scienze pedagogiche, in particolare in Consulenza nella formazione e progettazione nelle organizzazioni, presso l’Università Cattolica. Ho sempre lavorato in contesti sociali, sin dal diploma, quando facevo l’educatore nei centri diurni, con i disabili. Mi sono occupato anche di assistenza scolastica e ho fatto l’educatore in oratorio, tramite la Cooperativa Aquila e Priscilla.
Ma l’incontro con Claudia Alberico è stato determinante, giusto?
Sì, ho incontrato Claudia, attualmente direttrice della Fondazione don Silvano Caccia, che gestisce i consultori di Merate, Cantù, Lecco ed Erba, quando ancora lavorava presso il consultorio di Rho. Lei mi ha introdotto al mondo dei consultori. Mi sono poi spostato in Fondazione Edith Stein, che comprende cinque consultori (Desio, Seregno, Cinisello Balsamo, Bresso e Bruzzano). Qui ho imparato davvero molto, anche grazie al sostegno di Chiara Biader, la direttrice generale. Nell’ultimo periodo sono stato coordinatore dei consultori di Desio e Seregno e vicedirettore della Fondazione.
Il passaggio alla direzione in Fondazione Martini è stato quindi fisiologico…
Sembrerebbe di sì, sono molto contento di questo esito, anche se non era affatto scontato. Non mi sento arrivato, anzi sono in continua ricerca e formazione. Ho appena conseguito la laurea triennale in Psicologia, e a settembre inizierò la magistrale. Ho diversi diplomi, in counseling, coaching e nella gestione del conflitto. Ho bisogno – e voglia – di rimanere sempre aggiornato rispetto a quelli che sono i cambiamenti della società e le esigenze delle persone.
Che tipo di direttore sarà?
Un direttore che si augura di non perdere la dimensione operativa sul campo. Voglio riuscire a mantenere il mio ruolo di direzione, insieme a qualche attività concreta, come se fossi un operatore, per rendermi conto delle difficoltà che incontrano i professionisti e le professioniste che lavorano nella Fondazione.
Credo sia più facile coordinare persone di cui conosci bene il lavoro.



