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Intervista a Chiara Angioletti

Referente progettazione scolastica – Fondazione Edith Stein

Chiara, hai recentemente partecipato ai due incontri di formazione destinati agli operatori e alle operatrici PES (Prevenzione e Promozione della Salute). Qual era l’obiettivo generale di questo percorso?

Gli appuntamenti del 17 ottobre e del 14 novembre al Consultorio Kolbe di Milano avevano l’obiettivo di offrire uno spazio strutturato di aggiornamento e confronto su temi che, come operatori e operatrici PES, affrontiamo quotidianamente nei consultori e nei percorsi scolastici. È stata una proposta molto significativa, anche perché negli ultimi anni non ricordavo momenti di formazione così mirati e coinvolgenti. Il taglio della formazione ha aiutato a riflettere sullo specifico dei consultori di ispirazione cristiana e sull’importanza di continuare a interrogarci su ciò che facciamo e sul senso del nostro accompagnamento alle famiglie, ai giovani, alle scuole.

Il primo incontro, il 17 ottobre, era dedicato al tema: “Famiglia: una parola, tante narrazioni”. Che cosa ti ha colpito maggiormente?

Il primo incontro è stato introduttivo, ma decisamente molto ricco. Con gli interventi del sociologo Francesco Belletti e di don Davide Bonazzoli, consulente etico di FeLCeAF, si è cercato di definire il quadro attuale della famiglia, con particolare attenzione alla pluralità delle forme familiari nel contesto contemporaneo. La parte teorica è stata utile per fissare coordinate chiare, ma la vera ricchezza si è espressa nei lavori di gruppo: circa trenta partecipanti suddivisi in quattro o cinque tavoli, provenienti da consultori e fondazioni di diversi territori. Nel confronto multidisciplinare — ostetriche, sociologi, psicologhe, pedagogisti — abbiamo portato casi e situazioni, tratte dal nostro lavoro quotidiano nei consultori e nelle scuole. È sempre molto bello e arricchente vedere come professionisti diversi leggono le stesse dinamiche e propongono piste di lavoro utili a tutti.

Il secondo incontro, il 14 novembre, ha affrontato invece temi più specifici: fertilità, fecondazione, contraccezione. Che tipo di esperienza è stata?

È stato un incontro molto denso e di livello alto, grazie ai contributi del bioeticista prof. Mario Picozzi e del teologo morale don Aristide Fumagalli. Le tematiche legate all’inizio vita, alla contraccezione e più in generale al desiderio di genitorialità sono questioni che incontriamo spessissimo nel nostro lavoro. Avere uno spazio per approfondirle da una prospettiva integrata — biologica, etica e relazionale — è stato davvero prezioso. Anche qui, il cuore dell’esperienza è stato il lavoro di gruppo: ci è stato chiesto di analizzare un caso clinico e un caso scolastico, per poi restituire le riflessioni nel grande gruppo. Il dialogo finale con don Fumagalli è stato molto vivace: sono emersi dubbi, domande, questioni aperte, e anche alcuni punti fermi da cui ripartire nella pratica quotidiana.

Qual è stato, secondo te, il valore aggiunto di queste giornate?

Sicuramente il confronto. Quando lavoriamo nei nostri consultori o nelle scuole, corriamo il rischio — quasi inevitabile — che ciascuno vada per la sua strada, con prassi e sensibilità differenti. Avere momenti di scambio permette invece di allinearci su alcune prospettive, di sentirci sostenuti nelle nostre intuizioni professionali e di valorizzare risposte che altre équipe hanno già sperimentato. Ho trovato molto utile anche il respiro interdisciplinare e la possibilità di tradurre subito i contenuti teorici nella realtà dei nostri interventi. Sono esperienze che fanno crescere non solo come professionisti, ma anche come équipe e come rete.

Quali prospettive vedi per il futuro della formazione PES?

Secondo me vale la pena ritagliarsi più spazi come questi. Nell’ultimo incontro sono emerse questioni davvero significative, che meriterebbero ulteriore approfondimento. Sarebbe importante, ad esempio, avere almeno un appuntamento fisso all’anno, in cui ritrovarsi e continuare a coltivare questo dialogo tra consultori, fondazioni e operatori e operatrici PES. Ho anche espresso la mia gratitudine ai referenti FeLCeAF per la qualità del percorso. Credo che iniziative di questo tipo aiutino a mantenere un’identità professionale e valoriale condivisa, soprattutto su tematiche delicate come famiglia, relazioni, inizio vita, educazione alla complessità.

In conclusione, quale immagine porti a casa da questa formazione?

Porto a casa l’immagine di un gruppo di professionisti competenti e motivati, capaci di mettersi in gioco e di interrogarsi con sincerità. E la conferma che lo scambio, quando è autentico, arricchisce sempre: ti permette di vedere prospettive nuove, di chiarire dubbi, di consolidare intuizioni e di sentirti parte di una comunità professionale che cammina insieme.

 

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