Quattro anni di mandato del Consiglio Direttivo della Federazione. Un mandato durante il quale, grazie particolarmente all’impegno dei due presidenti, Livia Cadei e Aurelio Mosca, il Consiglio è stato sollecitato a porre attenzione e scelte su molti aspetti rilevanti.
In primis, si è posta attenzione ai rapporti con le Chiese Locali delle Associazioni, Cooperative Sociali e Fondazioni aderenti e con le Istituzioni Religiose di riferimento. Numerosi sono stati gli incontri e le Assemblee dei Soci che hanno visto il contributo delle autorità ecclesiastiche di riferimento e delle varie competenze sui diversi argomenti. Non da meno sono stati estesi i rapporti con le Istituzioni di riferimento per le attività dei consultori familiari, in primis con Regione Lombardia, e i rapporti e le relazioni con altre Federazioni e Fondazioni o consultori familiari di ispirazione cristiana non direttamente aderenti a FeLCeAF. Soprattutto la Federazione è diventata parte attiva sui tavoli regionali e i singoli Consultori, nelle loro forme associative, sono stati parte proattiva nelle varie attività istituzionali. Basti pensare alla partecipazione ai Bandi per i Centri per la famiglia, a bandi di ricerca su argomenti specifici, spesso questi ultimi in collaborazione con l’Università Cattolica.
Una particolare attenzione è stata posta al coordinamento tecnico del tavolo dei Direttori delle Associazioni, Cooperative e Fondazioni facenti parte della Federazione. È stato sempre mantenuto un solido raccordo con il livello nazionale attraverso una stretta collaborazione con la Confederazione Italiana Consultori Familiari di ispirazione cristiana. Gli ultimi due anni di mandato si sono caratterizzati per un particolare impegno di aggiornamento e attenzione per l’iscrizione dei vari enti al Registro Unico degli Enti del Terzo Settore. Senza dimenticare il rinnovo del sito della Federazione e della newsletter per un impegno comunicativo, e l’implementazione delle attività di coordinamento per la formazione degli operatori e dei dirigenti su temi comuni e condivisi per le attività dei nostri consultori. Sicuramente quest’ultimo è uno degli aspetti da rinforzare e proseguire.
Quale impegno per il prossimo Consiglio Direttivo e per il futuro della Federazione? Certamente da sottolineare che l’attività del Consiglio Direttivo richiede una partecipazione attiva e un discreto impegno da parte di tutti i suoi membri. Indubbiamente si dovranno proseguire i rapporti istituzionali, soprattutto verso la Regione che governa le scelte operative in un settore così delicato e dove è importante esserci per fare massa critica come Federazione per tutte le attività che vengono svolte sul territorio. Questo impegno richiederà anche, a mio avviso, un rafforzamento del senso di appartenenza alla Federazione nei confronti di tutti i Soci, sia a livello dei referenti religiosi sia a livello dirigenziale, sino a coinvolgere ogni singolo operatore dei nostri consultori. In altre parole, il rafforzamento del senso di rete comunitaria, attenta ai bisogni locali con uno sguardo particolare alla costruzione delle migliori soluzioni possibili da mettere a sistema o, quanto meno, da proporre anche al “sistema”. Una rete che tenga in considerazione l’esperienza storica ma che sia aperta alle sfide, ai cambiamenti e ai miglioramenti possibili. Per poter fare questo si dovrà porre ulteriore attenzione e continuità ad approfondire le linee di principio fondanti della Federazione e alla loro applicazione pratica parallelamente alla lettura della realtà. Senza svilire o sminuire le peculiarità territoriali dei singoli consultori e delle loro attività, dovranno essere sempre aggiornati e approfonditi i compiti e gli ambiti di competenza e di intervento della Federazione. Accrescere la coscienza di “rete comunitaria” significa che tutti, ciascuno per le proprie competenze e ruoli, siamo punti di riferimento per l’ascolto, la relazione, le decisioni in uno scambio reciproco. Grazie a questa reciprocità si potranno anche ottimizzare molti aspetti comuni, come quello della formazione, dell’analisi strutturata dei dati con un ritorno “ragionato” e da “ragionare” dei dati stessi in una logica di benchmarking. Negli ultimi mesi sono stati tracciati due solchi entro cui percorrere i prossimi anni. Il primo l’ha tracciato l’Arcivescovo Delpini che, nel recente discorso di S. Ambrogio, ha sottolineato alcune gravi minacce per la nostra società: “Una generazione che non vuole diventare adulta e la paura del futuro”, “città che non vogliono cittadini”, “un sistema di welfare in declino” e soprattutto “il capitalismo a servizio dell’individualismo: l’indifferenza verso l’altro”.
L’Arcivescovo ha però anche indicato coloro che “di fronte alle crepe che minacciano la stabilità della casa comune, si fanno avanti. Quelli che dichiarano di voler mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo. Si fanno avanti coloro che riconoscono nella fede cristiana un fondamento necessario per la speranza e una motivazione decisiva per l’impegno. Si fanno avanti coloro che sono animati da una passione per il bene comune e avvertono la vocazione alla solidarietà come fattore irrinunciabile per la loro coscienza. Si fanno avanti coloro che custodiscono principi di giustizia, pensieri di saggezza, consapevolezza delle proprie responsabilità, e che non sarebbero in pace con se stessi se si accomodassero nell’indifferenza. Si fanno avanti: non sono perfetti, non si ritengono superiori. Ma si fanno avanti ogni mattina. Non fanno grandi discorsi, ma io credo di poterne indovinare l’animo.”
Il secondo ci viene dalla nota pastorale della CEI “Educare a una pace disarmata e disarmante”. Documento dove viene particolarmente sottolineato come l’essere costruttori di pace passi anche attraverso l’“educare nella famiglia e nella scuola. L’educazione alla pace si fa prima di tutto nel quotidiano. La famiglia è la prima palestra di educazione alla pace e vive questo ruolo essenzialmente nel dialogo intergenerazionale, evitando imposizioni di tipo autoritario o esercizi perversi di potere, che talvolta sfociano nel fenomeno tragico del femminicidio o in tragedie familiari. È in primo luogo nella pratica del superamento dei conflitti attorno alla tavola e nello svolgersi della quotidianità che ci si esercita alla fraternità universale. Lo sottolineava papa Francesco nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia: «Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società». Anche alla scuola si chiede una quotidiana conversione a una pratica di «comunità educante» che faccia emergere l’importanza e la bellezza di relazioni significative come elementi di una cultura di pace. Valori condivisi come democrazia e partecipazione, cooperazione e pluralismo, fondano una prassi di pace…”. A noi, come Comunità Federata, rete di welfare sociale e formativa, dare strumenti operativi e applicazione pratica per percorrere questa strada così tracciata.
Mario Tavola - Componente del Consiglio Direttivo FeLCeAF



