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Le riflessioni e le esperienze dei Consiglieri del Direttivo Felceaf, pubblicate negli scorsi numeri della newsletter, mettono in evidenza un elemento comune, a mio parere preziosissimo: la ricchezza della rete. Una ricchezza che si compone di tre dimensioni sovrapponibili:

  • Quella che deriva ai singoli partecipanti nel momento in cui sanno tessere trame comuni;
  • Quella che alimenta la rete stessa quando si sa lavorare insieme;
  • Quella che genera ulteriori nuove aperture a soggetti e realtà che ancora non ne fanno parte.

Il mio racconto di questi anni come Vicepresidente di Felceaf vuole recuperare proprio la “cifra” della rete come elemento distintivo del lavoro del Direttivo che sta concludendo il suo mandato. In un assetto profondamente rinnovato rispetto al passato, il Direttivo si è misurato con due sfide: una interna ed una esterna.

La sfida interna, legata al rafforzamento della federazione stessa, ha implicato e implica ancora oggi un intenso lavoro di sperimentazione di meccanismi operativi in gran parte nuovi, in particolare rispetto al raccordo con il Comitato Tecnico Operativo dei direttori degli enti federati. Ma la sfida non è solo di natura organizzativa, alla ricerca del miglior assetto di funzionamento della federazione: riguarda anzitutto lo sforzo di creare maggior coesione e senso di appartenenza tra chi la compone. In questo senso, molto è stato fatto (e molto rimane da fare) in termini di comunicazione, di formazione e di offerta di servizi che facciano percepire il vantaggio della rete.

Certo, il vantaggio personale (per il proprio ente o per la propria “famiglia” di enti) non può essere considerato l’unico criterio di adesione a Felceaf, perché una “rete di convenienza” è strutturalmente debole: ci si sta nella misura in cui “torna indietro” qualcosa. Molti interventi prima del mio hanno invece sottolineato la natura specifica della rete Felceaf, quella di essere fondata su valori comuni che ci spingono a costruire insieme, mai da soli.

La sfida esterna riguarda la costante ricerca di connessioni che possano arricchire la missione dei consultori familiari e ultimamente la cura delle famiglie nella nostra Regione. Tra esse, riconosco in questi anni un importante impegno di raccordo con la Chiesa locale e con la realtà della CFC, la confederazione nazionale dei consultori di ispirazione cristiana. Un modo serio per interpretare la qualità “generativa” della rete, che mai deve chiudersi in se stessa.

Credo che il nuovo Consiglio Direttivo debba continuare ad interpretare queste due sfide per far crescere Felceaf come realtà capace di rispondere alla crescente complessità del nostro contesto sociale.

Michele Rabaiotti, vicepresidente Felceaf

 

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