E’ stato presentato nei giorni scorsi a Milano il “Rapporto sulla sussidiarietà 2025/2026” curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà-ETS dedicato al tema “SUSSIDIARIETA’ E…SALUTE”.
Il “Rapporto” , che ha cadenza annuale, raccoglie studi, ricerche, analisi , riflessioni, proposte e alcune esperienze sul tema della salute e dell’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale.
Si tratta di un contributo approfondito che non solo propone una conoscenza ampia, che si avvale di uno spettro di discipline esteso (dall’epidemiologia, alla giurisprudenza costituzionale e legislativa, dalla sociologia all’economia e finanza, dall’analisi dei mercati alla evoluzione dei bisogni di cura e assistenza), dello “stato di salute” e delle prospettive del SSN ma la incrocia con un tema non proprio tra i più praticati a livello di produzione scientifica e culturale: la sussidiarietà.
Lo segnaliamo per due ordini di motivi, il primo di interesse generale: il servizio che i Consultori Familiari d’ispirazione cristiana di FeLCeAF svolgono all’interno del Sistema Sociosanitario Regionale (SSR) in quanto accreditati e contrattualizzati si colloca a pieno titolo nel sistema di offerta per la salute garantito dal SSN in un rapporto sussidiario, altrettanto a pieno titolo, in quanto assicurato da gestori ETS non-profit. Il “Rapporto” comprende nella sua “fotografia” del SSN anche il comparto sociosanitario nel quale rientra l’offerta di servizio dei Consultori Familiari, ma qui dobbiamo evidenziare una nota critica : se in questa fotografia vengono citati i LEA del 2017 che costituiscono lo “scheletro” dell’attività consultoriale non si fa neppure menzione che questo scheletro è riempito da un’unità d’offerta specifica rivolta alla persona, coppia famiglia: il Consultorio Familiare. A questo si potrebbe aggiungere che l’esperienza dei Consultori familiari d’ispirazione cristiana della Lombardia nel SSR , in quanto a “sussidiarietà” nel garantire il LEA consultoriali , è un “unicum” nel panorama nazionale e avrebbe meritato di non essere confusa nei servizi ambulatoriali specialistici.
Il secondo motivo d’interesse, in sintesi: nella sua presentazione del “Rapporto” il presidente della Fondazione per la sussidiarietà, prof. Giorgio Vittadini, ha ricordato alcune premesse che costituiscono i “fondamentali” che motivano e sostengono l’attenzione e l’approfondimento proposte attraverso il Rapporto : la salute costituisce un “bene comune” fattore di sviluppo e di BENESSERE personale e di coesione sociale. Per questo i servizi del SSN non rispondono a logiche di mercato ma sono BENI RELAZIONALI che assicurano la qualità della relazione di cura.
Un richiamo che ha fatto venire in mente una citazione ripresa dal più recente documento di Regione Lombardia sulla “mission” dei Consultori Familiari nel quale la finalità della promozione del “BENESSERE” IL riferimento per l’offerta di servizio del Consultorio Familiare.
Nell’Allegato B della DGR 5978/2026 e in particolare nel paragrafo dedicato alla definizione della “Mission” del Consultorio Familiare, l’offerta di servizi di prevenzione e delle prestazioni è finalizzata alla “(…) tutela della salute e la promozione della consapevolezza e del BENESSERE della persona, in particolare della donna, dell’adolescente, della coppia, della famiglia e della comunità”.
Questi riferimenti “istituzionali/normativi” al BENESSERE motivano a suggerire un approfondimento sulla definizione e interpretazione che come Consultori Familiari d’ispirazione cristiana attribuiamo e condividiamo nella nostra “offerta” e nell’approccio di risposta alla domanda di aiuto , sostegno, assistenza e cura, ci viene rivolta.
Per questo segnaliamo un primo contributo (primo, perché si svilupperà in due successivi interventi) pubblicato nel n. 1/2026 della rivista 3DTredimensioni , Psicologia Spiritualità Formazione - ed. Ancora, del dott. Alessandro De Michele, psicologo, il cui titolo è già esplicativo delle ragioni di questa nostra segnalazione : “Cos’è il benessere ? Se nessuno me lo chiede , lo so/1”.
L’articolo parte da una constatazione: se il “benessere” costituisce una sorta di “religione laica” o di categoria “mainstream” del nostro tempo, la sua ambivalenza richiede innanzitutto alcune distinzioni e la delineazione dei “modelli” che aiutino a discernere le caratteristiche distintive rispetto a esperienze come salute o malattia. Questo primo intervento è quindi dedicato a chiarire queste distinzioni e “categorie” per poi dedicarsi ad un approfondimento sulla sua definizione dal punto di vista delle teorizzazioni di impostazione psicologica.



